Ipotesi di complotto: E' dal 2006 che l'ormai rinomato "martire" Bear Grylls tenta di persuaderci (passivamente!) di quanto sia pratico e conveniente lo scenario casalingo se contrapposto agli svariati disagi che può comportare un'immersione, improvvisata e condotta alla C.D.C. (cazzo di cane, ndr.), nel selvaggio mondo della natura. Per noi, voyeuristi inconsolabili bellamente crogiuolati dal candito tepore degli agi costantemente sostenuti da una società "evoluta" come la nostra, Man Vs Wild non è solo un monito da cui NON è consigliabile sconfinare...no. E' soprattutto una volgare dimostrazione di potere, i classici baffi disegnati col pennello indelebile sul ritratto della natura, la carta e le bottiglie di plastica abbandonate sul ciglio della strada. Per farla breve...è una sfida. LA sfida. Quella che se lanciata in un giorno "no" della natura "son cazzi", per intenderci.Ma allora dov'è il complotto? Cosa si cela dietro ad una pellicola stilisticamente (e musicalmente, stando a quello che afferma l'omino d'oro) interessante come 127 ore? Mò ve lo spiego eh. Facciamo un balzo in avanti nel tempo. E' il 2010 e ormai Man Vs Wild è un programma affermato non solo sulle reti di Murdoch ma anche su quelle di Silvio. Danny Boyle (che, se non lo si fosse inteso, è il regista della pellicola in questione.) è un grandissimo fan delle "trasmissioni di successo", lo prova il suo estremo fanatismo nei confronti di "Chi vuol essere millionario". Ora proviamo ad accantonare, anche solo per un attimo, la curiosità famelica che ruota attorno ad una "vicenda estrema" vissuta in prima persona da un signor nessuno (se paragonato a Grylls) come Aron Ralston. Un'esperienza interessante di cui il sottoscritto, fatta eccezione per qualche remoto e impreciso imput fornito dallo stesso Grylls durante le sue avventure, non ha mai sentito parlare. Aggiungiamo anche che i fatti trattati in 127 ore appartengono al 2003 (vale a dire vecchi di otto anni) e che fino ad oggi nessuno, a parte Ralston stesso, s'è prodigato di far conoscere al mondo l'esperienza di un uomo in bilico tra la vita, la morte e...un masso . Che cosa si evince? Nulla. A parte l'assoluto vittimismo e dipendenza di Boyle dalla tv, ovviamente. Ecco dunque svelato il mistero: Boyle dimostra ancora una volta non solo di essere un profondo conoscitore delle mode e delle tendenze che troneggiano nell'etere mediatica ma anche di saperle far fruttare al meglio riproponendocele al posto giusto nel momento giusto. E proprio in virtù di questa sua tendenza qualche domanda, se permettete, è d'uopo farsela.
Malgrado tutto, però, 127 ore risulta essere un film stilisticamente ben costruito, capace di racchiudere al suo interno delle trovate visive originali e di grande impatto. Sicuramente ispirato dall'unica pubblicazione di Ralston ("Between a Rock and a Hard Place", Atria Books), il film è in grado di riproporre con delle immagini suggestive ed estranianti le percezioni che l'aventuriero ebbe quando si trovò prossimo alla disidratazione, al congelamento e dulcis in fundo...alla morte. Di certo non mancheranno di stupirvi e al contempo sconvolgervi i delicati dettagli macabri relativi all'amputazione volontaria del braccio su cui, a mio avviso, ruota e si sorregge tutta la struttura del film. Con questo non voglio dire che il film è stato girato esclusivamente per farvi "godere" della pratica macabra, ma necessaria, di Ralston. Ma a tratti sarà fin troppo chiaro quanto le 127 ore di sana agonia e disperazione siano nulla in confronto ad un unico gesto estremo (che poi, per intenderci, è quello a cui gli spettatori inconsciamente ambiscono). Non ci sono note rilevanti da riportare per quel che concerne la recitazione. James Franco emerge più per la sua "vaga" (ma funzionale) somiglianza fisica con Ralston che per le sue capacità interpretative. Non che il ruolo richiedesse uno sforzo da Oscar èh! Il personaggio è intepretato bene ma non ci sono degli exploit recitativi degni di nota, tutto qui. Sempre restando in tema di recitazione, delude un po' la presenza inutile (di fatto) della bellissima Kate Mara , il cui ruolo si riduce ad una semplice "comparsa quasi inutile". Per il resto vorrei spendere ancora qualche parola sulla componente voyeuristica del film.La telecamera che Ralston è solito portarsi dietro nelle sue avventure, oltre ad essere un elemento caratterizzante del personaggio, è lo strumento primo di comunicazione che il protagonista ha nei confronti del mondo. Come per l'acqua e le scorte di cibo, Ralston tenta di centellinare fino all'ultimo la batteria dell'unico strumento apparentemente inutile e ostentativo che compone il suo magro inventario per favorire una sorta di "Blair Witch Project dell'agonia", decisamente più efficace del suo antagonista appena citato. Dulcis in fundo, mi sento in dovere di concedere una o più note di merito sia al montaggio che alla colonna sonora. E sia chiaro! Quest'ultima non mi ha condizionato unicamente per il suo "valore di mercato" (del resto vale solo un Oscar), ma per l'originalità con cui propone (ma soprattutto ripropone!) alcuni pezzi d'elite ormai, credo, dimenticati dai più.
Ah...quasi dimenticavo. Non mancano di stupire anche alcuni "strafalcioni" (voluti o non, mah!?) come quello della foto scattata da una quarta persona sospetta che, in realtà, NON dovrebbe esistere. Segue la prova del "reato":
Strafalcioni a parte, mi sento (in dovere?) di dare a 127 ore un bel 7 1/2. E più ci penso, più mi convinco che forse questo film meriterebbe un bell'8.
P.S. Sempre se si esclude la storia di Bear Grylls eh.
Ingrid Pitt (Ingoushka Petrov), 21 November 1937 – 23 November 2010
Rappresenterai per sempre la cosa più bella ed incantevole che sia mai apparsa in un film dell'orrore.
A noi mortali non rimane che continuare ad ammirarti, per sempre.
Filmografia orrorifica essenziale:
- The House that Dripped Blood (1970), gustoso film ad episodi della Amicus
- The Vampire Lovers (1970), capolavoro della Hammer, tratto dal racconto Carmilla di LeFanu, che ha di fatto proiettato la Pitt nell'empireo delle horror queen e rappresenta la massima espressione del sublime e della sensualità nel cinema vampirico
- Countess Dracula (1970), interessante horror gotico, sempre della Hammer, dove Ingrid si cala con la sua infinita grazia nel ruolo della contessa Bathory
- The Wicker Man (1973), il film non necessita presentazioni, purtroppo la Pitt viene relegata ad un ruolo minore (ma questo non le impedisce di comparire nuda, eh...)
Per tutti quanti, affinchè possiate ammirare il fascino e la sensualità spiazzante di questa icona dell'horror che fu, ho postato il capolavoro del compianto regista Roy Ward Barker, anch'egli scomparso in tempi recentissimi.
Recensire questo film, per me, è un po' come pagare una penitenza. Perchè l'ho citato in lungo e in largo senza sapere di cosa stavo parlando. Perchè per un attimo (sicuramente in preda ad un disturbo sociopatico) ho OSATO dubitare del lavoro di Nolan. Perchè i sette anni dedicati al perfezionamento della sceneggiatura mi sono sempre sembrati una gran trovata pubblicitaria più che un vero e proprio atto di fede. Perchè l'odore della locandina sapeva troppo di Matrix Re-Reloaded. E dulcis in fundo...perchè Inception, a conti fatti, è DAVVERO un capolavoro senza intoppi.
Detto questo...la somma di qualsivoglia ulteriore "perchè" non potrebbe che portare ad una sola considerazione:
"recensire questo film è inutile."
Eh già. E' inutile per me, perchè rischierei seriamente di contaminare la bellezza e la magnificenza strutturale di questa pellicola, e per voi...perchè rischiereste di perdere per strada il gusto di scoprire qualcosa di VERAMENTE NUOVO. Scritto questo però, permettetemi di aggiungere una piccola nota. Accantoniamo per un attimo il paradosso Dickiano e qualsiasi confronto fattibile con la produzione fantascientifica Hollywoodiana già archiviata, quel che resta è una visione complessa di uno degli aspetti più affascinanti dell'essere umano. Il sogno, l'arte di esprimersi in tutta liberta all'interno di un mondo esente da qualsivoglia limite/regola. Un ambito così affascinante che sarebbe potuto risultare "riduttivo" o "comune" se quel genio di Nolan non avesse deciso di moltiplicarlo per tre (o per 4?) rendendolo ancor più intrigante di quanto la natura non l'abbia concepito. Ed è proprio questo il pregio e il merito di Inception. Quello di aver abbattuto il muro del sogno per dare l'opportunità al "mondo avido" di scoprire un'ulteriore realtà oltre il varco dell'illusione. L'illusione dell'illusione, il trionfo del mesmerismo, la caduta della morte e la svalutazione della carne. Follie filosofiche che possono essere narrate attraverso suoni, immagini e colori solo da una grande mente. CONCLUSIONI: Nolan è un genio, ita est. E pure DiCaprio (tié).
VOTO 9 1/2, vale a dire ormai prossimi alla perfezione.
Devo ammetterlo: questo film è inquietante. Inquietante, si. Ma a suo modo anche geniale. Di una genialità che sublima la mera follia e che scavalca qualsiasi improbabile ossimoro che potrebbe indurvi a pensare che questo sia l'ennesimo "epic fail" che mi accingo a recensire.
In verità Repo Men è qualcosa di più. E' "un'idea a prova di proiettile", un' amorevole citazione Dickiana sapientemente elaborata, una poderosa "sciacquata di bocca" portata a termine prima di citare l'universo fantascientifico di propietà di un unico, grande, pioniere che, nella sua follia, ha avuto modo di esplorarlo per intero. Repo Men è un successo. L'unico che il qui presente ha avuto modo di scorgere tra le innumerevoli cagate che Hollywood ha avuto il coraggio di proporre (soprattutto a VOI) in questi ultimi tempi. E non è da intendersi positivamente solo perchè in prima base gioca un attore professionista come Jude Law e a seguire un "quasi anoressico" Forest Whitaker, no. Va elogiato anche perchè testimonia la rinascita di uno sceneggiatore decaduto (e sconosciuto) come Garrett Lerner che, tengo a precisare, fino a ieri portava a casa la "pagnotta" scrivendo per serie Tv di infimo rango (fatta eccezione per 11 episodi di Dr House).
Il tema su cui si articola la vicenda è semplice ed efficace. In un futuro prossimo gli organi artificiali saranno l'unico, grande, rimedio alle malattie genetiche/menomazioni/cancro. Ovviamente non saranno a buon mercato e l'utente, in una situazione abbastanza obbligata, avrà la possibilità di acquistarli...a rate. Ovviamente la prima conseguenza del mancato pagamento delle rate sarà il Repo Man, alias l'esattore. Un soggetto legalmente incaricato di recuperare l'organo "non pagato" con ogni mezzo a sua disposizione, violento o non. Jude Law rientra in quest'ultima categoria, e nel suo mestiere va forte. E' un esattore di livello cinque, uno di quelli che non chiede "perfavore" o "posso" prima di aprirti letteralmente per riprendere qualcosa che non ti appartiene. Tutto sembrerebbe filare liscio (vita coniugale a parte) quando un incidente sul lavoro modificherà irreversibilmente il suo status di predatore capovolgendolo a quello di preda. La parte centrale, e finale, della vicenda lo vedrà vincolato ad un cuore artificiale che non può, e non vuole, pagare.
Il resto potete ben immaginarlo, o forse no? Già perchè Repo Men è pieno di sorprese, belle e brutte...ma soprattutto belle. Condite come la miglior "cesar salad", del tipo che non sai mai quel che ti aspetta sul fondo. C'è poi una colonna sonora azzeccatissima e perfettamente calzante. Qualche strizzata d'occhio, che non guasta mai, ai più grandi film di fantascienza degli ultimi 30 anni. Un uso dei colori geniale e, per chi se ne intende, qualche poderosa "pinza" camuffata a dovere.
In definitiva, il film più bello che mi sia capitato di vedere in questi ultimi, tristi, mesi d'agonia cinematografica. Ovviamente quest'ultima mia affermazione non coinvolge assolutamente Inception (che, per chi avesse voglia di approfondire, non ho ancora avuto modo di vedere). Consigliato a tutti e bollato con un "approved!" che non ha nulla di soggettivo. Se riuscite a trovare qualche film del genere oggettivamente più decente di questo (escluso sempre inception, ovviamente) vi cedo volentieri il mio misero ruolo di collaboratore, nonchè fondatore, di questo spazio "dall'impatto sociale minore di zero". Provare per credere.
VOTO: 8 1/2
Contenuti speciali:
-Repo Men non è da confondersi con "Repo Man", pellicola dell'84 con Emilio Estevez e Harry Dean Stanton. -Rafforzativo del primo punto: Non è un remake! -Jude Law è più stempiato che mai...eppure continua a piacere alle donne. Ergo, se siete stempiati non c'è comunque speranza per voi...solo Jude Law può portare con onore e successo la calvizia. -Alice Braga è una piacevole riscoperta, mentre Liev Schreiber è una grande presenza.