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RECE: Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il ladro di fulmini

22.3.10


Mi è sempre piaciuto Chris Columbus.
Ha un modo tutto suo di descrivere avventure "bizzarre" ricamate su giovani protagonisti più o meno dotati. Un modo che, per molto tempo, ha primeggiato, per stile, in capolavori del calibro di "Tutto quella Notte", "Mamma ho perso l'aereo", "Mamma ho riperso l'aereo", "Mrs Doubtfire" e i primi due capitoli della saga Harry Potter. Opere d'arte che qualunque figlio degli anni novanta può associare comodamente alla propria infanzia senza dover nascondere qualche lacrimuccia di commozione/devozione.

Ora, se da un lato Columbus è indiscutibilmente uno dei re del cinema dell'infanzia dall'altro è la vittima prediletta della sua passione.

Una passione che è sfociata nell'oceano della mitologia moderna rivista dallo scrittore statunitense Rick Riordan e che, a quanto pare, ha fatto faville in tutte le librerie del globo. Percy Jackson e gli dei dell'olimpo è la saga di un giovane semi dio moderno (figlio di Poseidone) alle prese con piccoli/grandi disguidi avventurosi maturati nel microcosmo delle antiche divinità greche.
Un'idea piuttosto originale che ha immediatamente stuzzicato l'insaziabile voracità della Fox per il genere fantasy-famigliare.

E allora che si fa? Si recluta il campione d'incassi del genere, lo si arma di una
giovane star più o meno temprata (ma sicuramente clone del moccioso Zack Efron) e si imposta il "circo" sulla scia del successo di Harry Potter (partendo dalla grafica del manifesto!). Il tutto, quindi, diventa un'unica pretesa di ricalco della vecchia gloria magica. Maghetti e serpenti si convertono in semi dei teenager e divinità greche con tanto di felpa con cappuccio. Hogwarts diventa un campus estivo, dove la competitività violenta regna sovrana e il sunto del passatempo migliore è perfettamente traducibile in "chi si accoppa per primo!?". Grandi star del cinema si adeguano al ruolo di comparse, come la divina Uma che si sacrifica al misero ruolo di "testa mozzata letale".

Insomma, un prodotto nettamente al di sotto delle aspettative coronato da una sceneggiatura scialba e sicuramente vittima dei suoi stessi tagli. Non avendo letto il libro non posso dire con precisione quante e quali parti siano state sacrificate per favorire una resa cinematografica che non sconfinasse dai 120 minuti. Quel che posso dire è che fin dai primi 20 minuti di film si nota una velocità narrativa innaturale e sicuramente confusionaria.


Da spettatore pretenzioso e ben abituato mi aspettavo nettamente di più. Perciò, caro Chris, lasciatelo dire...questa volta hai davvero toppato.

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