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Drag Me to Hell...

7.10.09


Nei film, come in tante altre manifestazioni artistiche, è una questione di ispirazioni.
Ispirazioni che invadono, pervadono, assalgono e ,qualora non si prestasse la dovuta attenzione, travolgono.
Quando si parla di "cinema horror", però, il discorso muta lievemente.
Si ha a che fare con una tipologia d'ispirazione "particolare", che trae forza vitale dagli incubi che albergano nei meandri più oscuri dell'animo umano.
Laggiù, dove nemmeno la luce del sole può dissipare le tenebre...si parla forse dell'inferno? Si, ma non di un "inferno dantesco" inteso come meta inevitabile per i peccatore terreni. Si parla di inferno come conseguenza della più tremenda delle maledizioni.
Questa è in sostanza l'ispirazione che ha convinto i fratelli Raimi (Sam e Ivan) a trascinarci nel luogo più caldo e oscuro dell'universo, con Drag me to hell.



I modi per giudicare il prodotto sono duplici.
Lo si può fare da "buoni", valutando la qualità sulla base dei successi nel settore ottenuti dallo storico regista, soppesando i rimandi alle vecchie glorie (la serie Evil Dead partendo dal cortometraggio
Within the Woods) e confrontando il risultato finale con l'aridità che alleggia sul cinema horror da un pò di anni a questa parte. Oppure lo si può fare da "cattivi", evidenziando punto per punto le forti lacune presenti in questa pellicola che vanta la nomea di "grande ritorno nel genere di Sam Raimi".


Ora, essendo mosso in parte dal cuore e in parte dal disappunto non posso certo dire che Drag me to hell sia un film da vedere assolutamente..anche perchè, a mio avviso, di film "da cinema" ha molto poco. Il primo paragone sorto dopo mezz'ora di visione è stato fatto con la serie televisiva "Masters of Horror" (raccolta di storie brevi d'autore a cui Raimi sospettosamente non ha partecipato) che in stile si accomuna molto alla pellicola di Raimi, forse troppo. Anzi, a dire il vero non mi sorprenderei minimanente se dovessi scoprire che in principio il film era stato concepito per "calzare" nella serie in questione. Lo stile è frettoloso e riduttivo. La storia si sviluppa in maniera "tragica" per concludersi in modo scontato. Il pretesto del "malocchio zingaro" che domina la trama suona come un "déjà vu"...e inevitabilmente conduce il mio pensiero verso altri mille film del genere, tra cui il "fuoricampo" dei Simpson (Treehouse of Horror XII, maledizione della zingara). Che ha allora di bello e originale questo film? Di originale sicuramente poco, la classica "ironia macabra" di Raimi risulta essere meno efficace del solito, per contro qualcosa di bello effettivamente c'è.
C'è la "vecchia", figura chiave del film che non manca di movimentare la situazione (e i battiti cardiaci) con improvvise entrate e vomitevoli funzioni. C'è una forte vena d'occulto che rende imprevedibile qualsiasi momento della pellicola. C'è un cast senza infamia e senza lode, che però svolge il suo dovere al meglio delle proprie possibilità e pretese. Infine c'è l'affetto, quello che fa rieccheggiare nelle orecchie il rumore della motosega di Ash pronta a scagliarsi con forza sui "demoni necronomici" figli dei bei tempi che furono.
Insomma, se l'usanza mi imponte di attribuire un voto sulla base di questi elementi non posso che dare a Drag Me To Hell un 7 1/2...dove il mezzo punto è il sunto di un grazie che devo a Sam da molto tempo.

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